Più di settant'anni,
una pigna sulla maniglia.
Quattro gestioni, una sola storia. Dal 1951 il Pino Bar è dove si incontra un pezzo di Fano — attraverso stagioni, mode, crisi e trasformazioni di città.
C'era un tempo in cui
qui era tutta pini.
L'aria sapeva di resina, il verde arrivava fino alla strada.
Intorno al 1951 Dario Magagnini decise di aprire un bar in questa zona di Fano, e il nome venne da sé. Sulla maniglia della prima porta fece mettere una pigna — un dettaglio piccolo, ma che diceva tutto. Dario restò cinque o sei anni, poi scelse di aprire un locale tutto suo, il Bar Dario.
Il Pino Bar non rimase vuoto: a raccoglierne il testimone fu il suo dipendente, Franco Verdini, che insieme alla moglie Rita ne fece il lavoro di una vita. Diciassette anni dietro al bancone, giorno dopo giorno, fino a costruire qualcosa che la gente del quartiere sentiva come proprio.
Intorno al 1977 il locale passò alla famiglia Bortolott, arrivata da Zoppè di Cadore e già conosciuta in città per la Casa del Gelato, di fronte al Politeama. Sette anni di gestione, poi la decisione di cedere.
Il 2 gennaio 1984.
Il Pino Bar viene rilevato da Leonardo Vitali, Claudio Bernardi, Stefania e Annamaria Piscopo. Da quel giorno non ha più cambiato mani. Sono loro che lo hanno portato fin qui — attraverso le stagioni, le mode, le crisi, le trasformazioni di una città che intorno continuava a cambiare.
Un locale che ha
cambiato forma.
Nel 2000 il locale viene ripensato: nasce il gazebo esterno, la strada viene spostata, e il Pino Bar prende la forma che oggi conosciamo.
Intorno al 2010 arriva il rinnovo degli interni con un nuovo bancone, e finalmente si apre un secondo ingresso direttamente sul corso — là dove prima c'era una pedana rialzata con gli scalini, usata per servire il gelato a chi passava. Da punto di servizio a porta d'entrata: un dettaglio, ma che ha cambiato il modo di vivere il locale.
Nel 2024 il riconoscimento pubblico: primo premio al contest "Gelato alla Birra" della rassegna Birra d'Augusto di Fano, dalla Confesercenti.
Il laboratorio
Quello che vedi in vetrina nasce qui, ogni mattina prima dell'alba. Pasta sfoglia stesa a mano, gelato mantecato fresco, frutta tagliata al momento.
Settant'anni in otto momenti
Dario e la pigna sulla maniglia
Dario Magagnini apre il bar nella zona dei pini di Fano. Sulla maniglia della prima porta fa mettere una pigna: da lì il nome, "Pino Bar".
Franco e Rita, diciassette anni
Il testimone passa a Franco Verdini, dipendente di Dario, che insieme alla moglie Rita ne fa il lavoro di una vita. Diciassette anni dietro al bancone.
La famiglia Bortolott
Il locale passa alla famiglia Bortolott, arrivata da Zoppè di Cadore e già conosciuta a Fano per la Casa del Gelato di fronte al Politeama. Sette anni di gestione.
La gestione attuale
Il 2 gennaio 1984 il Pino Bar viene rilevato da Leonardo Vitali, Claudio Bernardi, Stefania e Annamaria Piscopo. Da quel giorno non ha più cambiato mani.
Il gazebo e la nuova forma
Il locale viene ripensato: nasce il gazebo esterno, la strada viene spostata. Il Pino Bar prende la forma che oggi conosciamo.
Il nuovo bancone
Rinnovo degli interni con un nuovo bancone e apertura del secondo ingresso direttamente sul corso, dove prima c'era la pedana per servire il gelato ai passanti.
Il premio
Vinciamo il contest "Gelato alla Birra" alla rassegna Birra d'Augusto di Fano, premiati dalla Confesercenti.
Settant'anni e ancora qui
Quattro gestioni, una sola storia. Certi posti non sono fatti di muri e banconi, ma delle persone che ci hanno messo le mani e la vita.
Una pigna su una maniglia che non c'è più, ma che in qualche modo è ancora lì — nel nome, nella memoria, nell'idea che certi posti non sono fatti solo di muri e banconi, ma delle persone che ci hanno messo le mani e la vita.La storia del Pino Bar
La storia migliore la scriverai tu, dal bancone.
Passa quando vuoi: ti aspettiamo dietro lo stesso bancone, in via Mura Augustee 11, dalle 7 del mattino.